La candida, un nemico da combattere

Una recente statistica, curata dal Ministero della sanità, ha accertato che l’80% delle donne italiane, in età fertile, manifesta, in media quattro volte l’anno, una infezione da Candida.

La manifestazione più comune di questa infezione, troppo spesso sottovalutata, è una vulvo-vaginite, accompagnata dai classici sintomi di prurito, infiammazione, secrezione bianco-caseosa e dispareunia (rapporti sessuali dolorosi).
Disturbi metabolici,diabete, ipertiroidismo,alcolismo, pillola anticoncezionale, sono terreni che ne favoriscono l’insorgenza. Artriti reattive, asma,allergie, malattie autoimmuni, possono invece esserne la ben più grave conseguenza. Per questo motivo la Candida è un nemico pericoloso.

L’alta frequenza di tale patologia fa sì che, invece, questa infezione venga considerata quasi “normale”, di scarsa importanza, così che il ginecologo, una volta diagnosticata, si limita alla prescrizione di antifungini, sotto forma di compresse e/o creme locali, che sembrano, a volte, risolvere il problema momentaneamente, ma che sempre più spesso, invece, risultano inefficaci. I comuni antifungini, infatti, non solo non eliminano l’agente patogeno, ma, al contrario, inducono addirittura lo sviluppo di resistenze.
E’ importante, invece, sapere che una candidosi a livello vaginale, nella maggioranza dei casi, può essere il segnale d’allarme di un’interessamento sistemico.

Questo “banale” lievito è infatti in grado di produrre ben 80 sostanze tossiche, altamente aggressive nei confronti di molte nostre strutture organiche, quali, ad esempio, il sistema osteo-articolare, dando dolori e rigidità articolare o il sistema nervoso centrale, inducendo sintomi come ansia, depressione, attacchi di panico, palpitazioni, vertigini, cefalee, che vengono poi diagnosticati erroneamente come disturbi della sfera psico-emotiva.

La Candida è presente, come saprofita, nel nostro intestino. La sua concentrazione è mantenuta ad un livello ottimale dall’azione di batteri, tipo il Lactobacillus acidophilus, e dal pH intestinale, che da acido nello stomaco, diviene sempre più neutro ( intorno a 7) nei segmenti inferiori dell’intestino tenue, per poi tornare acido nel colon-crasso.

L’uso di antibiotici anche per le più banali patologie, aggredendo indiscriminatamente tutti i batteri presenti nell’organismo, anche quelli della microflora intestinale, contribuisce ad una maggior crescita di batteri anaerobi, ad un viraggio, quindi, del pH verso l’acidità e, di conseguenza, ad un abnorme crescita dei lieviti. Si pensi che 7 giorni del più comune antibiotico, l’Amoxicillina, portano la carica fungina intestinale dal 4% al 70%!
Ma anche l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nell’instaurarsi di una Candidosi sistemica.
La sempre minor utilizzazione di cibi crudi, a favore di cibi cotti, che rendono l’ambiente intestinale acido, così come il consumo eccessivo di merende, merendine, dolciumi, bibite zuccherine contribuiscono ad abbassare il pH, favorendo una selvaggia riproduzione dei lieviti.

Cosa fare, quindi, per debellare questo nemico così subdolo e poco conosciuto?
Una volta accertata l’infezione, tramite specifici esami sulle feci e nel sangue, questa va affrontata a più livelli. La presenza di titoli anticorpali nel siero richiede una terapia adeguata, per la loro negativizzazione, con farmaci omeopatici specifici. A secondo dei sintomi prevalenti si useranno Sulfur, Sepia, o Natrum Muriaticum.
Contemporaneamente si aggredirà il fungo con dosi ponderali di fitofarmaci, secondo un preciso protocollo, perfezionato dal dottor Marco Mancini.

Un controllo finale sulle feci e sul sangue evidenzierà l’avvenuta guarigione.
L’eliminazione del fungo non è cosa semplice, richiede tempo e grande impegno, ma i benefici ottenuti e soprattutto la prevenzione di complicanze più gravi ci ripagheranno ampiamente in termini di salute generale.