Vaccino anti papilloma virus

Non è tutto oro quello che luccica
Negli ultimi 20 anni è stata dimostrata l’associazione tra virus del papilloma umano (HPV) e tumore del collo dell’utero. Nel 1995 l’OMS dichiara ufficialmente i Papilloma virus agenti carcinogeni.
Con queste premesse, la campagna di vaccinazione anti-HPV promossa lo scorso anno in Italia su tutte le adolescenti dodicenni, età in cui si presume non siano ancora entrate in contatto con il virus, sembrerebbe assolutamente positiva. Ma, c’è un ma, anzi, ce n’è più di uno.

Si sa che il vaccino stimola una risposta immunitaria, ma sulla tossicità di tale stimolazione e i suoi possibili effetti secondari, nessuno parla.
Il principio della vaccinazione di Jenner, antivaiolosa, si basava sul “simile”, ossia si utilizzava il virus del vaiolo di mucca per stimolare nell’uomo una produzione anticorpale efficace e duratura, secondo criteri assolutamente omeopatici, come raccomandato da Hahnemann. E questo è buono.

Diversamente, la stimolazione per nosodi, cioè per “idem” può portare a conseguenze negative molto gravi, quali la comparsa di malattie autoimmuni. Nella fattispecie la presenza di anticorpi contro il ceppo 5 del Papilloma virus, può generare stati autoimmuni della pelle, quali la psoriasi e la displasia verruciforme, oltre a processi di riparazione della cute abnormi, quali i cheloidi e financo tiroiditi.
Queste considerazioni da sole dovrebbero far riflettere sulla opportunità di vaccinare delle adolescenti. Ma non basta.

Consideriamo infatti i ceppi utilizzati per la immunizzazione: il vaccino Gardasil è costituito unicamente dalle proteine virali dei ceppi 6-11 (correlati ai condilomi) e 16-18 (correlati ai carcinomi), con la pretesa, così da conferire immunità anticorpale. E gli altri ceppi oncogeni? Ce ne sono almeno altri cinque.
Altra questione fondamentale: come è stato possibile controllare la effettiva efficacia immunizzante del Gardasil e/o del Cervarix ? Sappiamo che le dosi devono essere ben tre, con un calendario molto simile a quello della epatite B. In base a quali valutazioni sono raccomandate tali somministrazioni? Se sono necessarie tre dosi, evidentemente il potere immunogeno del vaccino è piuttosto scarso, ammettendo, tra l’altro, che i controlli siano stati corretti.

Le scelte di politica sanitaria dovrebbero sempre tutelare gli interessi dei singoli: allora, se si ritiene così indispensabile praticare il vaccino anti-HPV, per quale motivo non lo si rende obbligatorio?
E per ultimo, ma non meno importante, la “gratuità” della immunizzazione, che non viene elargita per motivi umanitari dalla multinazionale che la produce, ma, al contrario viene profumatamente pagata dal Servizio Sanitario Nazionale, ossia da tutti noi. In conclusione, quindi, 3 dosi per un’azione immunogena incompleta, ma con sicura efficacia economica per chi produce il vaccino.

C’è di che riflettere, non vi pare?….
Ma allora che fare?”
Da madre di una figlia adolescente, oltre che da medico, dico: anche di fronte ad un’eventuale positività al test per l’HPV, con l’omeopatia e i suoi rimedi specifici si può eliminare la patologia, immunizzandosi per tutta la vita, e senza effetti collaterali.
Non dimentichiamoci mai che prevenire è meglio che curare, non vaccinando, bensì educando i nostri figli secondo quei valorii che sembrano essere sempre più dimenticati. Non abbiate paura di dire a vostra figlia “il tuo corpo è sacro, non buttarlo via”.