Celiachia e HLA

Finalmente anche la medicina convenzionale si sta "accorgendo" di quello che noi sosteniamo da tempo, e cioè l'importanza della tipizzazione genomica DQ2 e DQ8 nello studio della malattia celiaca.

Oggi, uno studio* internazionale, svolto da ricercatori italiani e pubblicato su the New England Journal of Medicine (NEJM) su oltre 700 bambini in 20 centri di tutta Italia all’interno dell’Italian Baby Study on Weaning and CD Risk. ha portato indicazioni estremamente importanti circa il ruolo che la genetica svolge nella manifestazione della malattia. Il fattore genetico, individuato dalle molecole HLA del sistema immunitario, aumenta il rischio del bambino di sviluppare la malattia; in tal caso l’introduzione ritardata del glutine, portata dai sei ai dodici mesi, potrebbe avere effetti benefici contro la malattia, riducendone l’impatto sugli organi che si stanno sviluppando. Nei bambini ad alto rischio un'introduzione tardiva attorno all'anno di età riduce sensibilmente il pericolo di celiachia. Perciò sarebbe molto utile riuscire a individuare precocemente questi piccoli.

La ricerca è della Società Italiana di Gastroenterologia (Sigenp) coordinata da Carlo Catassi dell'Università Politecnica delle Marche e Alessio Fasano del Center for Celiac Research and Treatment del Massachusetts General Hospital for Children, sostenuta dalla Fondazione Celiachia e finanziata grazie ai fondi del 5 per mille dell'Associazione Italiana Celiachia (AIC).
I risultati sottolineano una volta di più come sia possibile e doveroso puntare alla diagnosi precoce, che proprio le mamme celiache sanno quanto sia essenziale per iniziare il percorso verso il benessere: a differenza delle altre malattie,infatti, in cui la diagnosi significa iniziare terapie e trattamenti, scoprire la celiachia significa cominciare da subito a stare meglio e recuperare perfino gli eventuali danni instaurati sulla parete intestinale".

“Tra i diversi fattori che abbiamo studiato, è molto chiaro che il background genetico è di gran lunga l’elemento più importante nel determinare quali bambini potrebbero sviluppare questa condizione autoimmune”, ha spiegato Alessio Fasano.

Il fattore genetico
In base ai dati dati raccolti, il principale fattore di rischio per la celiachia è risultata la presenza di un gene, HLA-DQ2. I bimbi che ne hanno due copie hanno il 38% di probabilità di essere celiaci contro il 19% dei piccoli che non ne sono portatori. Catassi, inoltre, sottolinea che un semplice test del sangue del genotipo HLA potrebbe rapidamente evidenziare i bambini ‘ad alto rischio’, magari nella direzione di mettere in atto strategie di prevenzione primaria.