Coronavirus: il nuovo nemico da combattere

“Coronavirus”, ormai non si sente parlare d’altro. Giornali, telegiornali, format televisivi, tutti parlano di questa nuova, terribile epidemia, di questo mai visto virus, venuto da chissà dove, che si diffonde non si sa come, che sta mietendo vittime in Cina, ma che si potrebbe diffondere in tutto il mondo, diventando una sorta di peste mortale. Ma è proprio così?...
Alla luce di tutto questo allarmismo mediatico, a dire il vero poco comprensibile, vista l’esiguità delle cifre di cui si parla, 305 decessi su 14.000 casi diagnosticati in Cina, cioè meno del 3% , più o meno la stessa percentuale di morti annuale in Italia per influenza, mi permetto di dire due parole.
Il Coronavirus è un virus da sempre presente, in autunno inoltrato; è un virus a bassa virulenza, che può causare patologie delle alte vie respiratorie di grado lieve, anche semplici raffreddori, ma che, in individui con patologie croniche, soprattutto a carico del sistema respiratorio, può indurre un aggravamento delle stesse, provocando sintomi da distress respiratorio, quello che è accaduto nel 2002 con la SARS, anche mortali.
Ci si deve preoccupare? Prima di tutto è importante dire che non tutti gli individui contraggono il virus, anche a stretto contatto con persone infette; è un po’ quello che avviene con l’influenza: vi siete mai chiesti perché alcune persone a stretto contatto con ammalati di influenza non si ammalano mai? Semplice fortuna? Potere della vaccinazione? No, semplicemente questi individui non posseggono il recettore per quel virus, quindi, anche se entrano in contatto col virus stesso, il loro sistema immunitario non lo riconosce, non lo “legge”, e quindi non risponde, cioè la persona non si ammala. Non è il virus in sè a causare i sintomi della malattia, bensì è la nostra risposta immunitaria al virus che fa poi sviluppare i sintomi della patologia.
Ora, il recettore del Coronavirus si chiama CD13, e da sempre il nostro Istituto si avvale di un farmaco, l’AntiCD13, che è in grado di impedire l’attacco del virus a livello recettoriale, con remissione dei sintomi e conseguente guarigione del paziente. L’uso di anticorpi monoclonali potrebbe quindi essere la strada più breve per giungere ad una strategia antivirale efficace, anche per queste nuove forme di virus, certamente più aggressive e letali. Qualora poi ci sia già stata una complicanza a livello respiratorio, con dispnea, tosse, fino ad una polmonite di tipo interstiziale, che può dare grave distress respiratorio, un farmaco come lo Stannum può portare a miglioramenti impensabili, perché la tossicologia dello Stannum manifesta la stessa sintomatologia.
Non è fantascienza, è scienza, checchè ne dicano i vari Burioni di turno, capaci solo di pontificare “contro” tutto quello che non conoscono, ma che sono poi solo in grado di rilasciare affermazioni banali e scontate, tipo “la scienza vi salverà”, non si capisce bene come nè quando, visto che afferma poi che non esistono cure né vaccini, e che il solo metodo per non ammalarsi è la prevenzione, “lavarsi bene le mani, usare la mascherina.. e non andare in Cina”(!)
Io non so se questo n-CoV-2019, così è stato soprannominato il virus in questione, sia stato “creato” in laboratorio e diffuso poi per incidente o preciso volere; ormai sul web circolano tanti pareri, alcuni peraltro da fonti molto attendibili, e chiunque abbia voglia di approfondire la sua conoscenza ha a disposizione tanto materiale. Certo è che la domanda “cui prodest?” si fa pressante, e gli scenari possibili sono veramente diversi: quando ci sono di mezzo ingenti poteri economici, vedi la produzione di nuovi vaccini in tempi record, sovvenzionata da uno degli uomini più ricchi del pianeta, beh, il dubbio è doveroso..