Un articolo di Cavicchi, chiaro, preciso, pacato, e assolutamente condivisibile...

Non penso che l’istituto superiore di sanità dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco. È stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti 22 MAG - Una euforia analoga a quella che, in questi giorni riguarda il decreto sui vaccini, l’ho vista all’indomani dell’approvazione della legge sulla responsabilità professionale. Un tripudio generale rispetto al quale era meglio tacere le proprie incertezze per paura di essere scambiato per un disfattista. Coloro che, come me, su questo giornale esortavano al realismo e alla prudenza, venivano visti con sospetto. Ora che la legge è stata fatta e la festa è passata quel tripudio si sta trasformando piano piano in perplessità, dubbio, incertezza, delusione, da parte di avvocati, giuristi, assicuratori, e i medici, meschini, non solo scoprono, con disappunto, che, tra norma e realtà, c’è il solito scoglio della complessità, ma, ancora una volta, lo scoprono nel momento in cui ci vanno a sbattere contro. Temo che la stessa cosa avverrà per il decreto sui vaccini, chiedo quindi scusa ma anche questa volta preferisco non partecipare alla festa. L’intera questione, nel suo complesso, a mio parere è stata gestita male, o forse sarebbe meglio dire, non gestita per niente, al punto tale da aver accresciuto il disorientamento delle persone, la loro confusione, le loro incertezze ma soprattutto la loro diffidenza. Quello che si è visto è stata una medicina divisa, istituzioni regionali con diversi orientamenti, drammatizzazioni esagerate, scontri politici, e molta poca comprensione e attenzione per i problemi della gente ma soprattutto tanta reticenza. I vaccini sono fondamentali ma non perfetti. Negare l’imperfezione non è scientifico. Diversamente dall’ISS, credo che, per governare tutte le complessità etico-medico-sociali (dal semplice uso di una linea guida alla somministrazione di un qualsiasi farmaco), non bastino le evidenze scientifiche. Se fosse così semplice non si capirebbe perché la clinica non sia classificata tra le discipline nomotetiche anziché tra quelle idiografiche. I vaccini sono problemi idiografici. Perché negarlo? Ma siccome il decreto è convinto del contrario ne deduco che rispetto alla sua stupidità, la realtà prima o poi presenterà il conto. La prima questione che pongo è pragmatica: il ricorso alla coercizione sarà un meccanismo efficace ad accrescere il grado di copertura vaccinale nel nostro paese? Ho dei dubbi. Non che” con il pugno di ferro” non si ottenga niente, però penso che vedere le persone come le vede il decreto cioè come delle trivial machine sia uno sbaglio. I comportamenti delle persone nelle complessità sociali che riguardano le proprie libertà, il proprio corpo, la propria integrità, i propri figli, tendono ad essere pro-eretiche (hairetikós“che sceglie”) cioè sembrerà strano ma le persone tendono a fare scelte personali, non ad obbedire come soldatini a degli ordini che non capiscono e che in certi casi percepiscono come assurdi o se non spiegati financo pericolosi. Che il calo della copertura vaccinale (fenomeno comune, anche come entità, all’intera Europa, quindi a una intera società e a una intera cultura) riguardi prima di ogni cosa proprio i vaccini obbligatori, significherà pur qualcosa. O no? Vedere la nostra società “post moderna” (Lyotard),o “liquida” (Bauman) come una trivial machine significa non tenere in nessun conto le problematiche che accompagnano la composizione sociale di una comunità e quindi le diversità che vi sono in essa e del forte multiculturalismo che ormai la caratterizza. E’ quindi probabile che l’obbligatorietà sarà vissuta dalle persone pure in modo diverso, da quelle passive a quelle che al primo sintomo avverso faranno causa al medico e al servizio con l’extracomunitario che per mettere insieme il pranzo con la cena si farà togliere la patria potestà. Sarebbe un guaio se la crescita della copertura vaccinale fosse pagata con una crescita del contenzioso legale tra società e medicina o semplicemente con una crescita della sfiducia e del disagio sociale. Il decreto è spaventosamente banale e lineare e presume che al comando segua infallibilmente l’obbedienza. Solo in guerra agli ordini si obbedisce e basta. Temo che non sarà così e che le sanzioni soprattutto determineranno inutili ingiustizie e inutili disagi sociali. L’errore che fa il decreto, almeno questa è la mia impressione, è di ignorare che la medicina è dentro una società che la medicina non può essere pensata a prescindere da essa perché, come si dice da anni, essa è e resta una “impresa sociale”. Ma se è così i vaccini non possono essere intesi solo come una questione scientifica. Con questo decreto sembra che la medicina sia solo una questione scientifica. Grave gravissimo errore. La seconda questione che pongo è politica e riguarda la libertà delle persone e il tema del consenso informato. Trasformare i vaccini in TSO significa obbligare le persone a certi trattamenti come se vi fosse: · -. una emergenza tale da giustificare misure eccezionali, -· l’impossibilità di percorrere strade diverse dalla coercizione, -· una preclusione a priori al ricorso alla consensualità e alla consapevolezza. Tutto questo si gioca intorno a questioni: · “carnali” e “viscerali” (embodied cognition)come i propri figli, la loro salute, la loro integrità, · sociali come il ruolo di un genitore e il significato sociale della genitorialità più in generale. Possibile mai che non si comprenda la gravità di definire obblighi che, in quanto tali, vicariano di fatto la patria potestà? Il decreto a ben vedere è una forma di patria potestà surrogata per ragioni di salute pubblica. Lo Stato per evidenza scientifica diventa genitore a modo suo. Non serve non avere il libretto delle vaccinazioni per perdere la patria potestà essa è messa in mora automaticamente nel momento in cui si obbligano i genitori a fare dei TSO ai loro figli. La Lorenzin non si rende conto che il suo decreto è come se facesse regredire il suo ministero, (già svuotato di poteri primari da quello dell’economia) a quando prima della sua istituzione (L.296/1958) la malattia era prevista tra le competenze del ministero degli interni perché considerata un problema di ordine pubblico. Ma a che serve il ministero se tutto è ridotto a tagli finanziari, a TSO e a linee guida? Vedere ai vaccini come a una questione di ordine pubblico nasconde l’errore grave di assumere i genitori come dei soggetti sociali irresponsabili per definizione, cioè dei criminali incoscienti che mettono a repentaglio l’integrità della nazione. Ma scherziamo?! Oggi molto più di ieri, come diceva Mario Merola, i figli “so piezze e core” perché oggi i genitori devono proteggerli da insidie e minacce che una volta neanche c’erano: alimentari, ambientali, sociali, speculativi, e per giunta anche da quelle possibili che potrebbero derivare dalle cure mediche e quindi anche dai vaccini. A questo, paradosso apparente, i giovani genitori, ragionano come Jonas, che, nei confronti dello sviluppo crescente della scienza e della tecnica, invocava il principio della responsabilità. Ma veramente si pensa che il problema sia quello dei genitori incoscienti? O forse il cruccio dei genitori di oggi è proprio il contrario cioè la difficoltà ad esercitare una coscienza genitoriale perché ne sentono di tutti i colori e non sanno a chi dare retta? Cosa chiedono i supposti genitori incoscienti? Non di essere obbligati a sottoporre i loro figli a trattamenti sanitari misteriosi di cui non conoscono e temono i meccanismi, ma di essere sicuri, di avere anamnesi accurate, un vero sistema di farmaco vigilanza, medici attenti, cautela clinica, una informazione vera completa non reticente e non contraddittoria. Essi oggi sono tutt’altro che incoscienti ma hanno difficoltà estreme ad esprimere la loro coscienza genitoriale. E lo Stato che fa? Anziché farne i primi attori della profilassi condiziona loro la patria potestà con dei TSO. Tutto questo è talmente abnorme da far venire il sospetto che il decreto sia stato pensato ben oltre gli ambiti strettamente scientifici della questione vaccini. Sarà un caso ma esso è stato fatto dopo che il Global Health Security Agenda, ha designato l’Italia quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo. Una cosa ovviamente straordinaria in tutti sensi, ma che mi porta a pensare che il decreto sia andato ben oltre certa ragionevolezza anche perché dietro ai vaccini c’è una montagna di denaro, prestigio internazionale, potere per le persone nelle istituzioni, per cui l’Italia per prima si doveva presentare sul setting internazionale con la divisa del repressore implacabile. Anche un distratto come me capisce che l’obbligatorietà è funzione degli investimenti cioè è una garanzia ancor prima che per la profilassi per il business farmaceutico. A questo vorrei aggiungere la sensazione sgradevole (soprattutto se rileggo le posizioni sui vaccini del Pd di qualche tempo fa contrarie all’obbligatorietà), di un dibattito sui vaccini che a mio avviso ha subito in queste settimane, una indebita accelerazione e una pericolosa deformazione soprattutto causata dalla polemica politica. Mi riferisco a quella tra Renzi e Grillo. Il decreto ha preso forma dentro questa polemica senza la quale probabilmente non sarebbe mai nato. Non è la Lorenzin che conquista il decreto è a Renzi che il decreto fa politicamente comodo. E’ del tutto evidente che nel corso della polemica contro M5S, il Pd ha cambiato il suo orientamento. Basta vedere gli atti parlamentari. Perché? Insomma questo è un decreto che il Parlamento dovrebbe emendare perché fatto con i paraocchi, indebitamente strumentalizzato, figlio del peggior scientismo che si poteva immaginare. A partire dai dati sul calo della copertura vaccinale dovremmo certamente mettere mano senza allarmismi (non esiste nessuna emergenza) ad una campagna di vaccinazione efficace ma dentro una diversa strategia: · la strada giusta non è l’obbligazione di legge ma l’obbligazione morale Cosa vuol dire obbligazione morale? L’obbligazione morale è una particolare obbligazione non coercitiva che si basa sull’autonomia della razionalità, sul senso di responsabilità, sulla presa di coscienza. Essa si basa sul dovere della salute che i genitori devono avere per assicurare ai propri figli il diritto all’integrità. Questo dovere è un impegno preso liberamente dai genitori nei confronti dei propri figli i quali tacitamente si aspettano che sia realizzato. Per far crescere il dovere alla salute nella nostra società si deve mettere in campo un programma formativo e un sistema efficace di farmaco vigilanza. Definisco ciò “programma per una deontologia sociale” cioè l’impegno delle istituzioni sanitarie a formare e informare cioè a convincere le persone al dovere della salute, in tutti i sensi, dai vaccini, alla prevenzione primaria, ai comportamenti salutari. La profilassi se vogliamo fare davvero salute non può essere separata dalla prevenzione. Quanto ai medici, che non muovono paglia di fronte alla radiazione di un loro collega, tutt’altro che contrario pregiudizialmente ai vaccini ma reo solo di aver manifestato con insistenza degli scrupoli professionali, e che, incapaci di rimettersi in gioco, non sanno far altro che nascondere le loro incapacità professionali, dietro metafisiche evidenze scientifiche, obbligando una intera società, non a fare i vaccini, ma a subire i loro ormai insopportabili limiti culturali, dico solo “povera professione come ti sei ridotta male”. Ma ne riparleremo quando cominceranno a venire a galla i problemi. Adesso godetevi la festa… finché dura. Ivan Cavicchi

La tradizione omeopatica in un profilo scientifico moderno, convegno a Torino

Oggisalute.it comunicato stampa 30/11/2015 La malattia cronica è frutto di una memoria, di un ricordo “quasi indelebile” di cui è depositario un particolare tipo di cellule del nostro apparato di difesa, i linfociti citotossici. Su questa memoria si deve concentrare l’attenzione dei medici per prevenire e curare al meglio le patologie croniche. È il messaggio chiave del congresso “La Malattia è una risposta: la tradizione omeopatica in un profilo scientifico moderno” che si terrà sabato 28 novembre nella sala dell’Ordine dei Medici di Torino. L’incontro è organizzato dall’Istituto Malattie Croniche – S. Hahnemann, Associazione di medici omeopati nata con lo scopo di sensibilizzare i medici e le Istituzioni, ma anche l’opinione pubblica, sull’enorme potenziale terapeutico di tale Medicina nell’ambito delle patologie cronico-degenerative. Il Presidente è il Dottor Angelo Micozzi, la vice presidente per il Nord la Dottoressa Giovanna Bardellini e il Vice Presidente per il Centro-Sud il dottor Marco Mancini. Spiega Marco Mancini: «Il limite della medicina tradizionale è che, purtroppo, vengono presi in considerazione soltanto gli aspetti clinico-sintomatologici del paziente al momento della sua malattia, elemento, questo, che porta a prescrivere farmaci per controllare i sintomi e non la causa etiologica della malattia». Invece, conta moltissimo quanto è successo prima, spesso molto tempo prima. Come spiega la dottoressa Bardellini: «Una persona ha, nel corso della vita, una malattia infettiva, ad esempio una mononucleosi e nel suo organismo si attivano linfociti anti Epstein Barr virus (il virus responsabile della malattia), che saranno presenti per tutta la vita; si tratta di una memoria permanente. Ora, supponiamo che questa persona abbia un corredo genetico che la predispone all’Artrite Reumatoide (HLA DR4), abbia cioè espresse tali molecole DR4 a livello delle sue articolazioni. Ebbene, una parte dei linfociti attivati nella prima infezione, detti citotossici, per una somiglianza molecolare tra l’EBV e il DR4 aggrediranno le articolazioni, provocando l’Artrite. Tale fenomeno si chiama “mimetismo molecolare” e sta alla base di tutte le malattie croniche autoimmuni». Si tratta di un modello di studio nuovo delle malattie: la comparsa di una patologia cronica è legata a un meccanismo di innesco avvenuto anche molto tempo prima, sempre di natura infettiva. «L’aspetto inedito della questione – puntualizza il Dottor Micozzi, noto per aver tradotto l’intera opera di Samuel Hanneman - sta nel considerare le diverse malattie croniche come un mosaico di una malattia unica, la quale si manifesta diversamente a seconda dell’individuo. Per noi (ma per la medicina di oggi, in generale), l’individuo manifesta le diverse patologie nell’ambito di un costituzionalismo immunogenetico, ossia nell’ambito di una predisposizione facilmente individuabile. In termini molecolari, l’individuo si ammala in base a un corredo genetico, denominato HLA. Nella medicina accademica, invece, manca un modello diagnostico condivisibile di malattia cronica, a prescindere dalla terapia che si voglia perseguire». Questa impostazione diagnostica a quali strategie terapeutiche porta? «Esistono in medicina omeopatica farmaci specifici, scelti in base ad un criterio di similitudine tra la tossicologia della sostanza e i sintomi della sperimentazione sul volontario sano, in grado di negativizzare i linfociti citotossici – afferma la Dottoressa Bardellini -. Il principale errore commesso dalla medicina accademica è considerare il sistema immunitario come un modello puramente di difesa, per cui i colleghi non capiscono perché noi richiediamo determinati esami; per loro è solo indice di avvenuta infezione e quindi di immunità. Il secondo errore è non ascoltare il paziente, credere di essere sempre nel giusto, mentre a volte è proprio l’individuo a guidarci verso la diagnosi più corretta. E, infine, l’eccessiva specializzazione, l’oculista che vede solo l’occhio, il ginecologo che vede solo l’apparato riproduttivo, l’endocrinologo che vede solo la tiroide mal funzionante. Il rischio è di non rendersi conto che quell’occhio, quell’utero, quella tiroide non sono organi a sé stanti, ma fanno parte di un sistema creato per lavorare in sincronia. È inutile e dannoso continuare a prescrivere farmaci sintomatici; quando il loro effetto sarà concluso il sintomo si ripresenterà tale e quale, se non aggravato». In pratica, la terapia omeopatica si basa sul criterio della similitudine utilizzando, a tale proposito, la diagnosi e i dettami della medicina accademica, ma evitando la terapia dei contrari. Le malattie che l’omeopatia può affrontare, pertanto, sono molteplici, «in quanto sposta il livello di attenzione verso l’individuo, dall’aterosclerosi alla malattia demielinizzante, fino a numerosi disturbi neurologici, quali il parkinsonismo e le allergie» – conclude il Dottor Micozzi. «Avere un modello di malattia su cui tutti possono fare riferimento, per tutta la malattia autoimmune, porterebbe alla scomparsa definitiva di questa confusione diagnostica. Ma questo non deve essere una critica alla medicina ufficiale, al contrario, dovrebbe servire come monito per approfondire le proprie conoscenze mediche e lavorare per ottenere la guarigione dei malati» – aggiunge il Dottor Mancini.

Omeopatia: l'impegno delle Istituzioni per una legge nazionale

La dott.ssa Bardellini e il Presidente siomi
Nella prestigiosa cornice dalla Fondazione europea Dragan una platea gremita ha partecipato con entusiasmo e passione alla Giornata Mondiale dell'Omeopatia organizzata dall'Associazione Pazienti Omeopatici (APO Italia) e dalla Consulta Nazionale per la Medicina Integrata di cui fa parte la Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata, che rappresenta la maggior parte dei medici omeopati italiani. di Antonella Bondi Ad aprire la manifestazione un testimonial speciale: un paziente noto in Italia per la sua attività in Mediaset che ha raccontato la sua toccante esperienza di malattia avviata dopo un intervento sbagliato per una lieve miopia. Marco Palmisano era stato sottoposto a 18 ulteriori interventi chirurgici, aveva perso quasi del tutto la vista, ha vissuto sei anni in casa in preda a dolori trigeminali incurabili perfino con la morfina. Egli ha risolto il suo calvario dopo le cure della dottoressa Giovanna Bardellini che, come lui dice, è stata l'unica ad accoglierlo con umanità, a formulare una diagnosi e una terapia efficace. Palmisano oggi conduce una vita normale, lavora, ha riacquistato la vista e non ha più dolore. La dottoressa Bardellini ha raccontato di come la sua professione sia spesso dedicata a prendere in cura malati incurabili con la medicina convenzionale, un'esperienza, quella della cura di persone con malattie croniche che si rivolgono all'omeopatia a causa dell'inefficacia della medicina convenzionale, che è stata condivisa da tutti i medici omeopati presenti in sala. Compatte le Istituzioni che hanno accolto l'invito a partecipare alla manifestazione nel riconoscere che non è accettabile che una medicina che cura, che è stata scelta da 10 milioni di cittadini italiani, che all'estero è regolamentata, parzialmente rimborsata e inserita nei servizi pubblici in Italia sia ancora mantenuta, a causa della mancanza di una Legge nazionale, in una posizione di "serie B", tollerata dalle Istituzioni e nel contempo fortemente osteggiata da alcuni settori forti della medicina accademica. La presenza del senatore D'ambrosio Lettieri, segretario della Commissione Sanità del Senato della Repubblica ha dato all'evento l'incisività che gli organizzatori si aspettavano. E' opinione del Senatore che il progetto di Legge vada snellito e che sia utile avviare una regolamentazione di ciascuna disciplina, trattandosi di settori della medicina molto diversi tra di loro le cui peculiarità non consentono una regolamentazione unica. Il Senatore, esponente delle forze politiche che attualmente governano l'Italia, ha dichiarato pubblicamente il suo impegno affinché le esigenze, da lui ampiamente riconosciute, dei medici e dei pazienti omeopatici trovino la soluzione normativa auspicata. Fabio Roggiolani, Presidente della Commissione Sanità della regione Toscana, ha evidenziato come in Toscana la Legge sia stata resa possibile dal convergere di tutte le Istituzioni e delle forze politiche dei due schieramenti: maggioranza e opposizione, che tale legge hanno votato all'unanimità. Ha esortato i pazienti a diventare "impazienti" e a chiedere che vengano rispettati i loro diritti. I rappresentanti degli Ordini presenti (Dino Cosi dell'Ordine dei Medici di Roma; Claudio Cortesini dell'Ordine degli odontoiatri di Roma e Membro del comitato centrale FNOMCeO) hanno dichiarato la necessità di porre fine ad una situazione in cui questa medicina è tollerata piuttosto che adeguatamente regolamentata, ricordando come l'Ordine dei medici di Roma sia stato il primo in Italia a dotarsi di un registro dei medici esperti in Omeopatia. Tiziana Tabossi dell'Ordine dei Veterinari di Roma ha evidenziato l'utilità dei medicinali omeopatici negli allevamenti degli animali da carne anche alla luce delle problematiche ingenti legate all'utilizzo degli antibiotici in termini di selezione di patologie antibiotico resistenti e della qualità delle carni. Anche la Federazione Nazionale delle Società Scientifiche, nelle parole del suo consigliere Nicola Natale, coordinatore della Commissione per le Medicine complementari della Federazione, ha riconosciuto l'esigenza di una Legge che regolamenti tali discipline e ha illustrato le Linee Guida per la pratica delle medicine complementari emesse di recente dalla Federazione. La moderatrice della giornata Simonetta Bernardini, presidente della SIOMI, ha inviato un messaggio alle tre Federazioni, Medici, Farmacisti e Veterinari affinché si facciano promotrici di una azione congiunta di sensibilizzazione del Parlamento. La dottoressa ha anche evidenziato come i farmacisti non abbiano il diritto-dovere di conoscere i medicinali omeopatici che regolarmente dispensano in farmacia dal momento che il Ministero della Salute vieta la formazione continua in omeopatia. Senza una legge nazionale oggi solo i cittadini che si curano anche con l'omeopatia della Toscana sono "di serie A", potendo trovare l'omeopatia nei servizi delle ASL e, tra poco, anche nell'Ospedale di Medicina Integrata di Pitigliano dove si potrà avviare anche una appropriata ricerca scientifica, mentre un Master universitario di II livello in Medicina Integrata è stato attivato dall'università di Siena. Tutte iniziative impossibili nel resto d'Italia, a causa della mancanza di un'analoga legge di riconoscimento. Una giornata importante, dunque, che ha mantenuto nei contenuti le aspettative sia degli organizzatori che dei partecipanti. Oggi più che mai APO Italia e SIOMI sono determinate a portare avanti la loro battaglia per una legge nazionale che promuova l'integrazione dell'omeopatia nel servizio sanitario italiano.

Dopo sei anni di buio un angelo mi ha salvato

Il Giorno, 14 Novembre 2008.

Quell'angelo di nome Giovanna

Avvenire, 15 Ottobre 2008.